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Maratea - La Storia

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torre cainaMaratea ha una storia antica infatti la presenza dell’uomo è attestata fin dalla più lontana preistoria. Ne abbiamo testimonianza attraverso gli utensili litici ritrovati nelle frazioni alte di Massa e Brefaro e soprattutto nelle grotte lungo la fascia del litorale costiero e in particolare nelle Grotte di Fiumicello dove studi archeologici risalenti al 1950 hanno permesso di datare a oltre quarantamila anni fa alcuni esemplari.
anforaContemporaneamente nelle grotte costiere sono stati rinvenuti resti diuna fauna che testimonia le differenti fasi climatiche che si sono avvicendate in epoche diverse.
Negli ultimi anni una attenta indagine archeologica ha gettato nuove luci sulle origini di Maratea. Il legamecon il mare, la principale via di comunicazione e quindi con le più
antiche culture del mediterraneo è stato confermato con significativi ritrovamenti sia terrestri che marini.
Lo stesso toponimo Maratea risale, nella versione più accreditata a una origine che riporta alla Magna Grecia, significando “finocchiaia”in quanto qui crescono ovunque i
finocchi selvatici. In località Timpa, una piccola collina sovrastante l’attuale porto turistico, sono state ritrovate testimonianze di un insediamento risalente all’antica età delle culture appenniniche e del bronzo (1500 circa a.C.), costituite da fondi di capanne nonché da materiale ceramico e da strumenti in ossidiana.
In diverse località ci sono stati ritrovamenti d’età classica dal IV secolo a.C. in poi.
Particolarmente interessante il vasellame dipinto del IV sec. a.C. di alcune tombe ritrovate in località Castrocucco. Per l’età romana protagonista è l’isolotto di Santo Janni, distante poche centinaia di metri dalla costa, che ha restituito alcune sepolture e tracce di vasche utilizzate per la lavorazione del Garum, condimento assai ricercato dagli antichi romani, indicative di una frequentazione costante del luogo da parte delle imbarcazioni che navigavano sulle vie commerciali o militari.
isola santo janniL’isola ha probabilmente da sempre avuto il ruolo di luogo d’approdo privilegiato dove i naviganti si approvvigionavano di acqua e di prodotti alimentari forniti loro dagli indigeni barattandoli con utensili e merci preziose. Un’ulteriore e ben più importante traccia di ciò è data dai rinvenimenti subacquei effettuati intorno all’isola che, con una pun-tuale campagna di ricerca iniziata negli anni ottanta dalla Soprintendenza archeologica hanno restituito, oltre a anfore di vario tipo utilizzate per il trasporto del vino e dell’olio, sessanta ceppi di ancore greche e romane in piombo, che rendono questo luogo uno dei più importanti siti di archeologia subacquea del mediterraneo.
Sull’isolotto si notano resti di fabbrica attribuiti a una piccola chiesetta di probabile rito bizantino dedicata, si suppone, a Santo Janni .
ruderi castello marateaIl successivo periodo tardo medievale vede spostare la centralità della storia di Maratea nella zona alta del territorio e precisamente sulla cima del monte San Biagio, dove già c’erano preesistenze di epoca classica testimoniate da recenti e limitati saggi di scavo e dal raccontopopolare che vuole l’esistenza di un tempio dedicato alla dea Minerva nel luogo della odierna Basilica di San Biagio.
In effetti in altri casi è documentata la nascita del culto di San Biagio in località precedentemente dedicate alla venerazione di divinità pagane protettrici della salute ed in particolare a Minerva.monte san biagio Monte San Biagio fu poi scelto, intorno al VIIVIII secolo d.C. da piccole comunità di monaci basiliani che, muovendosi lungo le direttrici che portavano dal mondo greco verso il mondo latino, ne fecero un loro eremo e successivamente crearono un primo nucleo urbano dando vita all’abitato fortificato di Maratea Superiore oggi chiamato “Castello” che garantiva una difesa alle sparse comunità locali. Secondo alcune tesi a popolare Maratea Superiore furono anche i profughi provenienti dalla città di Blanda che, erroneamente si voleva esistesse in territorio di Maratea ma che ricerche archeologiche recenti hanno definitivamente collocato nella vicina Tortora. In quegli anni e secondo la tradizione nel 732 furono traslate nell’attuale omonima Basilica le reliquie di San Biagio Vescovo martire d’Armenia,protettore della Città.
E’ molto probabile che l’area delCastello, ovvero Maratea Superiore, abbia vissuto con intensità le vicende storiche che hanno caratterizzato la storia dell’alto medioevo attraversate dai Bizantini prima e dai Longobardi poi.
portale calderano partAlcune caratteristiche collegabilia questo periodo sono state individuate nell’impianto urbano e nella tipologia delle difese murarie ma la prima comparsa del nome Maratea in undocumento scritto ufficiale risale al 1079 in una bolla del Vescovo di Salerno Alfano I°. Nei secoli successive Maratea riesce ad attraversare la lunga serie di dominazioni straniere che hanno interessato il sud Italia Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi, Spagnoli, conquistando, agli inizi del 1400, una condizione giuridica che, sottraendola al regime feudale tipico di molte comunità, (fatta eccezione del Feudo di Castrocucco, un piccolo pezzo di territorio al confine con la Calabria) la dotava di numerosi privilegi costituiti fondamentalmente da vantaggi fiscali.
castello ruderi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questa condizione di Città Regia e la presenza del porto hanno favorito la nascita e lo sviluppo di attività commerciali rinforzando sempre di più
per  Maratea il ruolo di centro di riferimento per tutti i paesi dell’entroterra e in particolare del Lagonegrese.Castello di Castrocucco  Maratea A Maratea confluivano le merci e i prodotti provenienti dai paesi lucani e diretti prevalentemente ai mercati napoletani.
In particolare formaggi, olio e legnami che trasportati via mare con le barche incrocianti le rotte costiere, famose quelle della marineria amalfitana, contribuirono a creare la reputazione per i marateoti di capaci e facoltosi commercianti.
torre santavenere marateaNella seconda metà del 1500, lungo la costa furono costruite le sei torri costiere parte integrante del sistema difensivo del Regno. È del 21 maggio del 1647 l’attacco che Maratea ebbe da parte di una banda di centosessanta briganti dal quale si vuole riuscì a difendersi uccidendone la gran parte, subendo di contro solo la perdita di un cittadino.
Un importante episodio storico vide protagonista Maratea Superiore che, lungamente assediata dai Francesi e difesa dal colonnello Alessandro Mandarini, insieme ai suoi uomini, si arrese il 10 dicembre 1806. In quell’occasione i vincitori distrussero le mura e le torri difensive dell’abitato accelerando così il successivo progressivo spopolamento dell’abitato, oggi in gran parte suggestivo insieme di ruderi.
Acquafredda di MarateaDurante i moti risorgimentali come altri paesi lucani anche Maratea ebbe i suoi patrioti e i suoi martiri. Nel 1828 in località Cappuccini  vicino all’omonimo monastero, fu fucilato Padre Carlo da Celle. Il 4 luglio 1848 il liberale democratico Costabile Carducci mentre era in navigazione con altri insorti verso il Cilento, dove intendeva riprendere la lotta contro i Borboni, naufragò sulla spiaggia di Acquafredda di Maratea località dove si era ritirato a vivere il sacerdote Vincenzo Peluso filoborbonico e nemico dei patrioti e in particolare del Carducci che, approfittando della circostanza, incitò i popolani a uccidere i naufraghi e lo stesso Carducci non dopo averlo torturato. Il corpo dell’eroico patriota recuperato dalla pietà cristiana di un altro sacerdote, Daniele Faraco, da un burrone dove era stato gettato, riposa nella Chiesa di Acquafredda. La fine dell’ottocento e l’inizio del novecento vedono Maratea come tanti paesi italiani, fortemente toccata dal fenomeno dell’emigrazione indirizzata prevalentemente verso il Sud America e il Messico e dalle perdita di numerosi suoi figli nei due conflitti mondiali tra i quali la medaglia d’oro Biagio Lammoglia al quale è intitolata la piazza di Massa

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