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I Parchi

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Maratea gode di una posizione geografica centrale rispetto a tre dei più importanti parchi nazionali d’Italia: Il Parco del Cilento e Vallo di Diano, il Parco del Pollino e il neocostituito Parco dell’Appennino Lucano, Val d’Agri e Lagonegrese.

Questo permette non solo di raggiungere a poco più di un’ora di viaggio innumerevoli mete naturalistiche, storiche, artistiche e culturali ma anche di poter praticare sport e attività escursionistiche come il trekking, il rafting, la canoa fluviale e il deltaplano.

 

IL Parco Nazionale del Pollinologo parco nazionale del pollino

 Estensione: 192.565 ettari Regioni: Basilicata e Calabria Province: Cosenza, Matera, Potenza Comuni: 24 in Basilicata e 32 in Calabria Istituzione: DPR del 15 /11/1993 successiva riperimetrazione DPR del 2.12.1997 Comunità montane: 4 in Basilicata, 5 in Calabria

pino loricato parco del pollino

Il Parco Nazionale del Pollino è la più grande area protetta d’Italia. Diviso tra la Basilicata e la Calabria offre la possibilità di incontrare,oltre la varia diversità di paesaggi mozzafiato, numerose rarità e unicità naturalistiche insieme alla ricchezza culturale e storica e folcloristica della popolazione che lo abita.

paesaggio e pino loricato parco pollino

Il territorio è costituito da tre principali e caratterizzanti sistemi di rilievi montani: il Massiccio del Pollino, con le più alte vette: Serra Dolcedorme di 2267m., Monte Pollino di 2248m., Serra del

Prete di 2181m., Serra delle Ciavole di 2127 e Serra di Crispo di 2053m.; i Monti di Orsomarso che si affacciano sulla costa tirrenica ricchi di aree selvagge e fitte di vegetazione e di corsi d’acqua con le vette del Cozzo del Pellegrino di 1987m, La Mula di 1935m, la Montea di 1825m, il Monte La Caccia di 1744m e il Monte Palanuda di 1632m. ed il monte Alpi che si eleva isolato coi suoi 1900 m. La storia geologica del territorio risale alla formazione delle rocce calcaree-dolomitiche iniziata oltre 200 milioni di anni fa che, dopo aver costituito il fondo sedimentario dell’antica Tetide ( il mare che separava i due continenti primordiali: la placca africana e la placca europea) per effetto di un’intensa attività vulcanica, visibile nei siti delle rocce laviche di Timpa delle Murge e di Timpa di Pietrasasso a Terranova di Pollino, si sono solidificate e successivamente, lentamente, hanno subito l’enorme spinta dal basso provocata dall’avvicinamento dei continenti, che ne hanno disegnato l’orografia. Di particolare interesse e ricchezza è la vegetazione che si presenta con rare associazioni vegetali e numerose specie endemiche che la rendono unica in tutta l’area mediterranea. cerbiatto parco del pollinoCaratterizzata per fasce altitudinali e per natura del suolo, presenta in prevalenza nelle zone prossime alla costa fino agli 800m prevalentemente macchia mediterranea con presenza di Lecci, Ginepro, Mirto, Corbezzolo, Acero, Roverella. Dagli 800m. fino ai 1100m. si trovano l’Ontano napoletano, la Quercia, il Carpino, il Castagno e l’Acero presente nella zona del Monte sparviero con cinque specie. Dai 1100 ai 2000m prevale il Faggio, l’Abete, l’Agrifoglio e quello che è il simbolo del Parco, il Pino Loricato che con la sua vita millenaria e con il suo aspetto maestoso e contorto rappresenta una misteriosa e suggestiva scultura della natura. Il Pollino è noto fin dall’antichità per la presenza di numerose specie officinali oltre alla pluralità di piante e fiori endemiche e rare. Rilevante è anche l’aspetto faunistico per la presenza di un’articolata serie di specie zoologiche, per gli insetti sono presenti coleotteri e farfalle, per gli anfibi spiccano il tritone, la salamandrina dagli occhiali, l’ululone dal ventre giallo e la raganella, per i rettili si osservano la testuggine palustre, la testuggine comune, il cervone, il colubro leopardiano e la vipera. rosalia alpina parco del pollinoL’avifauna è rappresentata dalla coturnice, il picchio nero, il picchio verde, il picchio rosso maggiore, l’allodola. Tra i rapaci emerge la presenza dell’Aquila reale oltre al Nibbio reale, il Falco pellegrino, il Lanario, il Capovvacaio e il Gufo reale.

I mammiferi sono presenti con tutte le specie tipiche dell’appennino meridionale, tra le quali spicca una consistente popolazione di Lupi sono inoltre presenti il Gatto selvatico, la Martora, la Puzzola e la Lontra in alcuni corsi d’acqua. Tra gli ungulati notevole è il Capriolo autoctono dei monti dell’Orsomarso mentre numerosi sono i Cinghiali. Tra i roditori si contano lo Scoiattolo meridionale, l’Istrice e la Lepre appenninica.

 

peonia parco del pollinoOltre alla natura unici sono gli itinerari escursionistici e storico –culturali offerti dal parco come le spettacolari gole del Raganello, le Gole del fiume Lao, la Valle del fiume Argentino: i siti archeologici come la grotta del Romito, paleolitico riparo con il famoso graffito del Bos primigenius vero capolavoro d’arte preistorica; i luoghi di culto come i tanti Santuari di montagna; gli incantevoli centri storici dei suoi paesi tra cui l’unicità offerta da quelli di etnia arbereshe (italo-albanese) fondati nel 1500 i quali conservano integre le loro tradizioni come il rito religioso greco-bizantino.

 

 

 

 

 

 

Il Parco Nazionale dell’Appennino Lucano, Val d’Agri, Lagonegrese

 

Estensione:67.564 ettari Regioni: Basilicata Provincia: Potenza Comuni: 29 tutti in Basilicata Istituzione 09.06.2006 Comunità montane: 9 Siti rete natura: 10

Il Parco Nazionale dell’Appennino Lucano - Val D’Agri Lagonegrese, istituito il 9 giugno 2006, completa il sistema parchi dell’Appennino Meridionale creando un’unica vasta area protetta tra il Sele ed il Crati, tra le più significative d’Europa.Il perimetro del Parco dell’Appennino Lucano si sviluppa interamente nella Provincia di Potenza, su un territorio prevalentemente montuoso che va dalla Montagna del Caperino, al Monte Volturino ed al Massiccio del Sirino che ospita la vetta più alta del parco: il Monte Papa ( 2006 metri). Il fiume Agri che dà il nome all’omonima Valle lo solca nella parte mediana ed alimenta il grande bacino artificiale del Pertusillo.

Altri fiumi importanti quali il Basento, il Noce ed il Melandro si alimentano delle sue importanti sorgenti. La scarsa densità demografica, resa evidente dalla presenza del solo comune di Lauria con oltre diecimila abitanti, dà l’indicazione di un territorio aspro ed integro di cui l’uomo ha avuto nei millenni un grande rispetto e del quale oggi è possibile apprezzare il valore naturalistico e paesaggistico.

Il territorio del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano - Val D’Agri Lagonegrese è ricchissimo di boschi (faggete, castagneti e cerrete d’alto fusto) tra i quali meritano una particolare menzione quelli bellissimi della Abetina di Laurenzana, con l’abete bianco; splendide sono le associazioni floreali popolate di orchidee, di ciclamini, anemoni, stellarie e gerani.

La fauna è caratterizzata dalla presenza del lupo e del cinghiale; la lontra è presente in molti corsi d’acqua; numerose sono anche le specie di rapaci segnalate. Sono inoltre interessanti le emergenze geologiche e geomorfologiche tra cui spiccano lo splendido laghetto di circolo glaciale wurmiano (Lago Laudemio) ed una imponente morena entrambi nel massiccio del Sirino.

Tra i comuni del Parco numerosi sono quelli evidenziati da caratteristici centri storici che ospitano tra le loro mura moltissime chiese barocche e poderosi resti di castelli medievali (Moliterno, Brienza ). Menzione particolare merita il centro storico di Rivello, in posizione dominante nella Valle del Noce, la cui bellezza è data dal fitto tessuto edilizio, con antiche chiese e cappelle e nobili palazzi. Non mancano infine le testimonianze archeologiche, diffuse sull’intero territorio del parco. Tra le aree archeologiche più interessanti è senza altro Grumentum, l’antica città romana del III secolo a.C., che, con il suo anfiteatro, il teatro e i templi rappresenta una delle aree archeologiche interne più antiche e ben conservate in area mediterranea.

Il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano

Istituzione: D.L. 394 del 6.12.1991 Superficie

Parco : 178.172 Ha Regione : Campania Provincia: Salerno Comunità montane:8

Il Comitato Consultivo sulle Riserve della Biosfera del Programma MAB (Man and Biosphere) dell'UNESCO, nella riunione tenutasi a Parigi tra il 9 ed il 10 giugno del 1997, ha inserito il parco all'unanimità nella prestigiosa rete delle Riserve della Biosfera.

Il parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano interamente in Campania ricade nella provincia di Salerno ed è stato istituito nel 1981 inglobando le aree naturali degli Alburni, Gelbison, Cervati, Paestum e Pertosa precedentemente inserite in un disegno di legge per l’istituzione di parchi regionali. Il parco ha una superficie complessiva di 178.172 ettari, comprende ottanta comuni e otto Comunità Montane : Alburni, Alento Monte Stella, Bussento, Calore Salernitano, Gelbison e Cervati, Lambro e Mingardo, Tanagro, Vallo di Diano.

Il Cilento è una zona della Campania prevalentemente montuosa delimitata a nord dalla piana del fiume Sele, ad est dal Vallo di Diano e a sud e ovest dal mare Tirreno. Dal punto di vista morfologico è costituito da basse colline e da monti che raggiungono anche notevoli altezze.

Particolarmente suggestiva è la costa in parte frastagliata e che presenta in ampi tratti, baie, insenature e spiagge sabbiose. L’altitudine è compresa tra il livello del mare e la quota di 1.898 m.

primula di palinuro fiore raro Notevole è la ricchezza del paesaggio vegetale definito dalla diversità degli ambienti e dai vari tipi di vegetazione. Il paesaggio comprende i settori costiero, submontano, mediterraneo montano, montano e alti-montano. In particolare il settore costiero, ricco di rupi e falesie, accoglie molte specie endemiche ad areale circoscritto e relitti della flora terziaria, tra cui spicca la Primula di Palinuro, oggi simbolo stesso del parco. Dalla fitta stratificazione delle rocce lungo il tratto costiero caratterizzato dal Flysch di forme e colori particolari come a Ripe rosse o nel terrazzo marino di Punta Licosa, si passa verso l’interno dove dominano i massicci carbonatici degli Alburni e del Cervati. Le rocce calcaree erose dalle acque e dagli agenti atmosferici hanno creato dei paesaggi suggestivi caratterizzati anche dalla numerosa presenza di spettacolari cavità sotterranee come le grotte di Castelcivita lunghe quasi 5 km; la grotta di Pertosa accessibile per un tratto con zatteroni; e la grotta dell'Auso presso S. Angelo a Fasanella. Particolari sono gli “inghiottitoi” creati dalla lenta erosione creata dal percorso sotterraneo del fiume Bussento, a Morigerati e nelle gole del monte Bulgheria dal fiume Mingardo. Più di 1800 specie costituiscono il patrimonio floristico del parco, oltre la già citata Primula di Palinuro sono presenti sul tratto costiero il Giglio marino, la Statice salernitana, il Garofano delle rupi, la Centaurea, l'Iberide florida, la Campanula napoletana, la Ginestra del Cilento, il Carrubo, il Ginepro rosso o fenicio, il Pino d'Aleppo. Sui tratti collinari distese di olivi si accompagnano alle quote più alte a maestose Querce insieme ad Aceri, Tigli, Olmi, Frassini e Castagni. sulle vette silenziose dei Monti Alburni, del Cervati, del Motola, del Bulgheria sono presenti il rarissimo Crespino dell’Etna insieme a sassifraghe endemiche e le Centauree di montagna ed altre rare specie.

La fauna è presente con le specie tipiche dell’Appennino meridionale tra le quali l’Aquila Reale, la Coturnice, la Lepre appenninica, il Falco pellegrino, il Lanario, il Corvo imperiale ed il Gracchio corallino. Nei boschi si osservano la Volpe, la Martora o anche il Lupo.

Nei corsi d'acqua domina la popolazione di lontre forse più ricca d'Italia. Vicino alle sorgenti, dove l'acqua è più fredda, immerse nell’ombra vivono la rara Salamandra dagli occhiali e la Salamandra.

 Inoltre sono presenti la Trota ed il Merlo acquaiolo, lungo le sponde sono frequenti piccoli trampolieri limicoli come il Corriere piccolo mentre nelle piccole pozze la Ranaitalica, la Rana dalmatina, l'Ululone dal ventre giallo e il Rospo; tra le gole rocciose vola il raro Biancone, rapace di grandi dimensioni.

La presenza dell’uomo risalente a oltre 500.000 anni fa ha lasciato notevoli tracce del suo passaggio attraverso le diverse età storiche: dalle testimonianze preistoriche delle grotte costiere di Camerota, di Scario, di Palinuro ai resti della splendida città di Elea patria del filosofo Parmenide e della sua Scuola Filosofica Eleatica alle testimonianze del monachesimo eremitico dei monaci basiliani ed infine alle suggestione dei centri storici carichi di testimonianze di arte, di patrimoni folkloristici e di tradizioni gastronomiche.

 

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